Slow Life

mercoledì 17 maggio 2017

Slow Brand Festival 2017 - #SBF017

14 giugno 2017 -10.00/19.00
Università Cattolica ALTIS -Villini Storici -Via San Vittore, 18 Milano

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, anche quest’anno la redazione di Brandforum, in collaborazione con l’Arte del Vivere con Lentezza fondata da Bruno Contigiani e con il supporto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società), ha il piacere di presentare la III edizione di Slow Brand Festival. L’evento si svolgerà il prossimo 14 giugno in una location Slow immersa in uno storico giardino nel cuore di Milano; il posto ideale dove poter rallentare, discutere, ascoltare e dare ritmo al proprio tempo.




Contraddistinto dallhashtag #SBF017, Slow Brand Festival si palesa come un momento di approfondimento e dibattito sull’ormai costante evoluzione del fenomeno Slow in Italia: emergeranno le best practice e le strategie adottate dai grandi brand, così come dalle PMI e dalle giovani start-up, presenti sul nostro territorio che si sono contraddistinti per il loro approccio Slow. Sarà inoltre un’occasione per cogliere suggerimenti pratici su come trasformare le imprese in Slow  Brand e si discuterà, poi, attorno al concetto di Slow Boss, ovvero quelle figure aziendali di rilievo che hanno saputo distinguersi per le loro scelte lungimiranti a livello gestionale, organizzativo e comunicativo. 


L’appuntamento per la III edizione del Festival “lento”, ideato nel 2015 da Patrizia Musso (Direttore di Brandforum.it) si inserisce nuovamente nella cornice della XI Giornata della Lentezza e vuole confermarsi come occasione per avvicinare i giovani under30 al mondo delle imprese e viceversa. Un variegato gruppo di giovani (studenti, neolaureati, profili junior) ha nominato più di 100 casi di brand che si sono contraddistinti nelle categorie: Slow Advertising, Slow Spaces, Slow Web e Slow Factory. L’intera community online di Brandforum è coinvolta nella ricerca degli Slow Boss.

Una Giuria Tecnica (composta da Accademici, Giornalisti, Esperti del settore e membri della Redazione di Brandforum.it) decreterà i migliori “Slow Brand 2017” e i lungimiranti “Slow Boss 2017”, che verranno premiati al termine di #SBF017.

L’evento, che prenderà il via alle 10.00 del 14 giugno pv, metterà a confronto il punto di vista di  illustri ospiti e giovani menti attorno a tre grandi macro temi: Slow e Imprenditoria giovanile, Slow Communication e Slow Boss, Slow Factory e territorio.

Novità di quest’anno la presenza di due momenti di Workshop (su invito): “Il Web tra dinamiche slow e fast” e “Tecniche di Benessere aziendale”.


Per rimanere aggiornati su #SBF017 seguiteci sul sito (www.brandforum.it) e sulle nostre pagine social.

martedì 31 gennaio 2017

Slow Brand. Vincere imparando a correre più lentamente

E' ufficialmente disponibile in tutte le librerie (e anche in formato e-book!) la nuova edizione ampliata ed aggiornata di "Slow Brand. Vincere imparando a correre più lentamente" di Patrizia Musso (Direttore Brandforum.it) - Ed. Franco Angeli.


Oltre a tanti nuovi casi, sono presenti box ad hoc con gli esiti della ricerca "Slow Life" (curata da Alessandra Olietti - Senior Editor Brandforum.it) realizzata in occasione dello Slow Brand Festival 2016.



A quattro anni dalla prima edizione di questo fortunato testo, Patrizia Musso aggiorna l'analisi di un fenomeno del mondo del branding che non sembra diminuire ma anzi, persiste e avanza.


Sempre più numerose sono infatti le proposte "slow": alcuni brand rallentano e allungano i tempi di contatto con i propri consumatori sia nell'advertising tradizionale e digitale, sia nel retail; cercano di coniugare successo e sostenibilità agganciandosi a valori forti e contenuti densi e dando risalto a concetti per far riflettere i consumatori; compiono infine scelte innovative coinvolgendo veri consumatori o addirittura dipendenti al posto di testimonial. E, allora, come si diventa uno slow brand oggi?


Rileggendo in chiave slow tutti gli strumenti della comunicazione d'impresa e raccogliendoli in quattro grandi aree tematiche - le slow advertising; gli slow places; le slow factory; e il paradossale slow web - il testo enuclea gli elementi portanti di questa efficace trasformazione, arricchendosi di nuovi casi aziendali e proponendo nuove istanze capaci di fornire indicazioni utili a guidare le imprese contemporanee.

Un testo che si presenta come un costruttivo modello di auto-analisi per le marche e un utile strumento di studio e lavoro per tutti coloro che si occupano di comunicazione, pubblicità e marketing.

martedì 26 luglio 2016

Impossible. Le istantanee slow di Polaroid

Per gentile concessione di Brandforum, condividiamo un approfondimento di Andreas Rosso (Network dell'Osservatorio) dedicato al ritorno sul mercato di Polaroid... con una svolta slow

Sembrava impossibile che in un mondo dominato dal digitale, le pellicole istantanee potessero avere uno spazio sul mercato. Era questa la supposizione di Tom Petters che nel 2003 divenne il nuovo proprietario del brand Polaroid. Era dunque necessaria un’operazione per far sparire lentamente dalla scena un’oggetto divenuto ormai culto per gli appassionati della fotografia: le pellicole Polaroid.

Petters ordinò dunque una produzione di pellicole che durasse almeno dieci anni e dopodiché non sarebbero più state realizzate. Nel 2008 il carico decennale di pellicole era già out of stock. È così che nel febbraio del 2008 nacque The Impossible Project.


The Impossible Project, ovvero “il progetto impossibile”, nacque dalle menti di Florian Kaps, André Bosman e Marwan Saba che conosciutisi all’evento di chiusura della fabbrica di pellicole Polaroid decisero di fondare un brand con lo scopo di riportare in vita l’iconico prodotto. I tre comprarono tutti i macchinari di produzione che riuscirono a trovare, affittarono la fabbrica a Enshede in Olanda e insieme assunsero quindici ex-dipendenti Polaroid per ricreare il prodotto, magico all’apparenza, ma chimicamente complesso da realizzare.


Lo sviluppo della pellicola richiese più di un anno e i risultati non erano soddisfacenti: la prima pellicola era in bianco e nero e aveva problemi di esposizione. Nel frattempo l’azienda si mise a collezionare e rivendere le vecchie macchine fotografiche del  famoso brand. Col passare degli anni Impossible ha creato nuovi prodotti e perfezionato quelli precedenti, diventando un’azienda affermata in tutto il mondo e con un numero di seguaci non indifferente. Ma la domanda sorge spontanea: “Perché ricreare un prodotto analogico in un tempo in cui il digitale sembra avere il sopravvento su tutto il resto?”

La risposta a questa domanda è semplice, o meglio “slow”. Impossible è infatti una marca che nasce proprio in un’ottica di slow branding e le caratteristiche che la definiscono tale sono molteplici. Il nome stesso deriva infatti da una citazione di Edwin Land, inventore della prima macchina fotografica istantanea e fondatore di Polaroid: “Don’t undertake a project unless it’s manifestly important and nearly impossible”. Questa frase divenne il motto di Impossible dopo una delle prime riunione fatte dai tre fondatori in cui veniva detto che ricreare la formula chimica delle famose pellicole sarebbe stato impossibile.

Oggi sul loro sito, oltre a questa citazione, si può leggere la loro filosofia slow. Impossible crede nelle foto vere, foto con un’anima, foto ricordo che possono essere condivise con gli amici (consegnandole manualmente), foto che possono essere scattate e attaccate al frigorifero in tempo reale, insomma più di semplici foto.

Il riflesso di questa filosofia si può riscontrare in tutti gli aspetti dell’azienda. I dipendenti stessi sono ex-impiegati Polaroid, segno che a mantenere viva un’icona non sono solo macchinari, ma persone vere e proprie con una passione per il loro lavoro e un know-how unico. Inoltre la produzione di nuove pellicole permette di salvare macchine vecchie che sarebbero altrimenti andate buttate.

Nuova vita alle macchine significa anche nuova vita alla community, che nata in maniera spontanea su social come Instagram, Flickr e Tumblr, ora può facilmente stare al passo con alcuni tra i migliori artisti in circolazione grazie al magazine online dedicato al mondo delle istantanee. Impossible offre anche una gallery dove tutti possono mettere in mostra i propri lavori, confrontarsi con altri appassionati e avere l’occasione di entrare a far parte della rivista. E nonostante il consumatore medio di questo prodotto potrebbe apparire nell’immaginario collettivo sotto forma di un ventenne radical chic con grossi occhiali vintage e vestiti fuori moda, la community è molto più assortita e coinvolge giovani e vecchi, appassionati e nostalgici.

Un altro aspetto cruciale sono i punti vendita e nonostante il sito sia il fulcro principale degli acquisti sia per l’Europa che per gli Stati Uniti, Impossible è presente in più continenti con negozi ufficiali, i più famosi dei quali a New York, Tokyo e Parigi. Questi store sono dei veri e propri slow spaces in quanto oltre ad avere una sezione dedicata alla vendita presentano anche un museo ed una galleria d’arte per celebrare le Polaroid. Seppure in forma ridotta, anche in Italia sono presenti gli store. Sia Milano sia Roma sono state conquistate dalla magia intramontabile di un classico.

Recentemente Impossible ha annunciato l’arrivo della loro prima macchina Polaroid, la I-1, un ponte tra digitale e analogico, che mantiene però intatta l’esperienza unica del genere e non tradisce la filosofia del brand offrendo nuove features per sbizzarrirsi creativamente. La I-1 è la dimostrazione che spesso avere una foto sul telefono non è abbastanza per apprezzarla a dovere e la condivisione dei propri momenti è importante, ma forse non quanto la condivisione tangibile di emozioni e di ricordi.

Sembra una contraddizione, ma Impossible è l’istantanea che porta lo slow nel mondo dell’immagine fast, una chicca per gli amanti della fotografia, ma anche per i più romantici come me.

mercoledì 20 luglio 2016

#SpecchioSpecchio: la svolta SLOW di Avon

Per gentile concessione di Brandforum, condividiamo un approfondimento di Alessandra Olietti (Redattore Senior dell'Osservatorio) dedicato alla nuova campagna slow di Avon.


Avon (www.avon.it), azienda che da 130 anni è sinonimo di bellezza - innovazione - ottimismo ed è specializzata nella vendita tramite presentatrici, lancia una nuova campagna per le donne,  basata sul concetto di “credere in se stesse”.


Sulla scia di Dove(http://brandforum.it/papers/1313/dove-legacy-eredit%C3%A0-di-bellezza) che teorizza la “real beauty”, e di Motivi(http://brandforum.it/papers/1334/motivi-made-on-me) che esorta a modellare i vestiti sul proprio corpo e non il contrario, anche Avon vuol rendere speciale la giornata di centinaia di donne, attraverso un semplice messaggio.


Non è insolito che un brand come Avon lanci una campagna di questo tipo essendo da sempre la sua mission l’aiutare le donne a credere di più in loro stesse, creando un vero e proprio passaparola di positività e ricordando all'universo femminile il suo valore.


Come? Per un intero giorno Avon ha posizionato uno specchio interattivo presso il centro commerciale “Torri Bianche” di Milano, registrando le reazioni che centinaia di donne hanno avuto di fronte ai messaggi che comparivano sullo schermo, personalizzati rispetto a look, stile e personalità. “Da sola conquisterai il mondo”, “Mi piace il tuo look! Questo si che è stile!”, “Ti sei guardata bene? Oggi sei bellissima!”... Il risultato? L’umore di tutte coloro che hanno interagito in modo spontaneo con lo “Specchio” pare essere migliorato: si sono sentite più belle e sicure, e hanno contagiato positivamente le altre donne intorno a loro.


In questa occasione il brand non si è voluto svelare per non distrarre e influenzare le partecipanti, ma ora Avon vuole condividere questa esperienza di valore con tutte le altre donne, per dimostrare che basta un semplice messaggio per rendere speciale un giorno.  A questo proposito, è stato realizzato un video (https://www.youtube.com/watch?v=OX1XmTkCmVc) in cui sono state raccolte le reazioni di coloro che hanno avuto l’occasione di entrare in contatto con questo “specchio interattivo”.

(Ph. Avon)


Inoltre con la campagna
 #SpecchioSpecchio viene data l’opportunità di vivere la stessa esperienza anche a tutte coloro che non l’hanno provata direttamente al centro commerciale, grazie all’applicazione web “avonallospecchio.it” (https://avonallospecchio.it/): chiunque ha la possibilità di caricare una foto, chiedendo alla specchio di svelare un messaggio di positività.


Il brand esorta poi a condividere sui social le foto con l’hashtag #SpecchioSpecchio per rendere virale il progetto e stimolare un passaparola tutto femminile, all'insegna del buonumore e della felicità.


Questa iniziativa si inserisce in un anno speciale per Avon: è stato lanciato il nuovo statement “Il Valore della Bellezza e si festeggia il 50° compleanno del brand in Italia che prosegue la sua mission per valorizzare il mondo femminile e i suoi valori che vanno oltre la bellezza esteriore.


A nostro parere il progetto descritto si inserisce tra quei “casi-slow” che Brandforum sta indagando da diversi anni ormai. Le ragioni? 
La mission: valorizzare le singole personalità in modo “naturale” e non “costruito”, dando così importanza alle persone in quanto tali e non alla loro immagine, è sicuramente slow.
Al tempo stesso la modalità di trasmissione del messaggio è slow: non è stato, infatti, reso pubblico il brand name durante l’esperimento al supermercato e nonostante sia un marchio che si occupa di vendita di articoli di bellezza, non mostra nessun prodotto capace di valorizzare le protagoniste. 
Inoltre sono slow le tempistiche e i mezzi: l’esperimento si è svolto offline in un supermercato, ma non è stata un’occasione “one-shot” di contatto con il pubblico, in quanto la campagna si declina poi in altri tempi e modalità sul web così da generare un'incrementata attenzione nel pubblico e dilatare il contatto tra quest’ultimo e il brand.

lunedì 11 luglio 2016

Corona diventa Slow con "Save the beach"

Corona prosegue il suo impegno #slow in ottica di Responsabilità Sociale e quest'anno l'iniziativa coinvolge in particolare le spiagge. Il primo appuntamento della campagna è per giovedì 14 luglio quando Corona, in partnership con il Comune di Rimini, adotterà una delle spiagge del litorale italiano più frequentato di sempre, contribuendone alla pulizia.


Il brand stesso vuole essere in prima linea nel progetto mettendo parallelamente in gioco strategie di internal branding: l’attività inizierà infatti con il coinvolgimento di una delegazione di dipendenti dell’azienda che inaugurerà l’"adozione" della spiaggia in questione, collaborando attivamente alla completa pulizia dello spazio. Un modo
 #slow per aumentare il senso di appartenenza dei dipendenti nei confronti del brand, per informarli e renderli consci delle attività svolte dall'azienda a 360° e per accrescere in loro il senso di "team" e di "gruppo aziendale".


L’inaugurazione del 14 luglio, riconoscibile sul litorale grazie al cartello Corona “Save the Beach”, durerà dalle 15:30 alle 19:00 e proseguirà con l’invito per tutti i cittadini e bagnanti a godersi un aperitivo rilassante sorseggiando, naturalmente, Corona.


(Ph. Corona) 


Perché proprio la spiaggia? Indubbiamente location simbolo della birra messicana tra le più bevute al mondo, è al tempo stesso un luogo all’aperto in grado di raggruppare gente che ama il relax e stare insieme in allegria. 

Per questo motivo, Corona conferma il suo interesse non solo per il consumo responsabile di alcool, ma anche per la tutela dell’ambiente. Un impegno che proseguirà con l'obiettivo di mantenere pulita la spiaggia libera del comune emiliano durante tutta la stagione estiva 2016.

L’idea è proprio quella di “adottare” la spiaggia dando il buon esempio di come “trattarla” e mantenerla, così che tutti possano godere correttamente e in modo rispettoso per l’ambiente un luogo dove stare con gli amici e divertirsi.

Accanto a “Save the Beach”, la campagna - ideata dall’agenzia creativa McCann - prevede  anche un progetto di musica internazionale live che culminerà il 13 agosto con il Corona Sunsets Festival.




lunedì 4 luglio 2016

Hotel trasformati in Slow Spaces





Per gentile concessione di Brandforum, condividiamo un approfondimento di Alessandro Dagasso (Studente IED e membro dell'Osservatorio) dedicato alla trasformazione degli Hotel in Slow Spaces.


"Alberghi a misura di creativi" (Link diretto: http://www.brandforum.it/papers/1464/alberghi-a-misura-di-creativi)


Connettività, condivisione e velocità sono le keywords che, in questi ultimi anni, sono sulla bocca di tutti. In un mondo che va sempre più veloce ed è sempre connesso, c’è la possibilità che i valori veri vengano a mancare, si perdano e ci si concentri solo su “realtà” virtuali.


Il digital è lo strumento di comunicazione del momento: brand, ma anche utenti, puntano ad una comunicazione online rispetto a quella classica fatta di momenti da vivere. Ma c’è un settore che sta cercando di portare nella realtà (quella vera) tutti questi valori e questi fondamenti: quello alberghiero.


Gli alberghi, di per sé, sono luoghi in cui la gente va per rilassarsi e riposare, staccare da quella che è la solita routine. Ma fino a che punto la gente vuole realmente “staccare” quando la prima cosa che chiediamo quando entriamo in un hotel all'estero è “Sorry sir, can I have the Wi-fi password?


Per evitare che gli ospiti siano sempre attaccati allo smartphone, oppure che facciano gli hipster con un caffè lungo mentre lavorano al mac ascoltando musica lounge, è stata attuata una vera e propria azione di branding per quanto riguarda gli spaces


Ecco che quelli che noi eravamo abituati a chiamare semplicemente “alberghi” diventano degli slow spaces: spazi innovativi, pensati appositamente per la generazione y (più semplicemente Millenials) volti alla socializzazione e alla condivisione di momenti reali.


Una della prime catene ad aver preso parte al movimento slow è proprio una tra le più storiche e famose a livello internazionale, Hilton. Tru by Hilton è una catena spin-off del noto brand il cui obiettivo è quello di rinnovarsi: aperto a tutti, l’albergo (se così possiamo ancora chiamarlo) mira alla socializzazione tra la persone che vi soggiornano grazie a uno spazio open space, a palestre, piscine , play zone con giochi da tavola e schermi giganti.


Insomma, più che un albergo si può dire che sia stato ideato un vero e proprio punto di ritrovo per i giovani, con tante attività diverse da fare. Per chi vuole c’è anche la possibilità di gustare prodotti biologici nell'apposito bar aperto 24h. Anche in Italia abbiamo degli esempi di alberghi a misura di Millenials. Il Moxy, per esempio, si trova a fianco dell’aeroporto di Malpensa e si presenta come uno spazio a metà tra una boutique di moda e una discoteca.


Pensato appositamente per quelle persone che fanno uno scalo di una notte ma che non vogliono comunque rinunciare al divertimento e alla trasgressione. E pensare che le camere si aprono con lo smartphone invece della chiave. Una notte da leoni vi dice niente?


A Torino invece troviamo il Golden Palace, un hotel di lusso che una volta a settimana adibisce la sua terrazza a feste per i giovani del capoluogo piemontese. Palestra, centro benessere e convention sono solo alcune delle attività che propone il Golden al pubblico, non necessariamente cliente della struttura. La vera natura di questi brand, ovvero quella di offrire un servizio alberghiero, sembra passare in secondo piano.



Il target a cui si rivolgono questo genere di alberghi sono sicuramente un’élite: giovani manager, creativi, blogger, ragazzi con un alto potere d’acquisto il cui scopo è quello di divertirsi e godersi il momento. Cocktail party in terrazza e feste in piscina sono il genere di divertimento a cui puntano questo tipo di consumatori.


In conclusione, sempre più catene di alberghi stanno abbracciando il movimento slow, cercando di favorire il contatto umano e le pubbliche relazioni dei loro clienti. In un’epoca in cui la velocità è all'ordine del giorno, sia per i ritmi lavorativi sempre più frenetici ma anche per quanto riguarda il mondo del digital che fa sempre più da padrone, è necessario fermarsi un attimo e godersi il momento.

giovedì 30 giugno 2016

Amantha Imber: Slow Boss.. dall'Australia



Il caso che vi proponiamo oggi "dal web" riguarda la scelta di un'imprenditrice australiana - Amantha Imber - che l'ha trasformata nel "capo migliore del mondo": http://www.huffingtonpost.it/2016/06/29/amantha-imber-impreditrice-capo-migliore-ferie_n_10730170.html



IMBER


Ma cos'ha fatto per vedersi associata questa descrizione? Beh la giovane manager australiana (fondatrice di Inventium - azienda di consulenze per le innovazioni) ha permesso ai suoi dipendenti di usufruire di ferie pagate illimitate e di non dover aspettare tutto l'anno i giorni di vacanza estivi. 


Anche se per molti lavoratori sarebbe un sogno avere un capo così, Amantha non la considera una rivoluzione, anzi seguendo l'esempio di altri brand come Netflix o Virgin afferma: "mi è sembrata semplicemente la cosa più giusta e più appropriata da fare".


Naturalmente capita di doversi trattenere di più in ufficio e proprio per questo Amantha vuole dare ai suoi dipendenti la possibilità di recuperare energie dopo un periodo di particolare stress e pressioni lavorative, così da tornare in azienda offrendo performance migliorate.

Paradosso? Probabilmente in alcune aziende siamo ancora ben lontani dall'adottare quest'approccio SLOW di bilanciamento tra la vita lavorativa e quella privata, basato senza dubbio anche sulla responsabilità dei dipendenti. Ci fa molto piacere però vedere come esistano degli Slow Boss - "manager illuminati" - in sempre più parti del mondo.

Per approfondire la tematica: http://brandforum.it/papers/1443/w-le-organizzazioni-lente-e-gli-slowboss


Dicono di noi...

Una raccolta con alcune uscite editoriali (web!) attorno a Slow Brand Festival #SBF016!



(Ph. Brandforum.it)

mercoledì 29 giugno 2016

Professioni Slow: il libraio a domicilio

Nonostante sia passato quasi un mese dal nostro evento - Slow Brand Festival #SBF016 - dedicato alla dinamiche SLOW dentro e fuori dalle aziende, non ci fermiamo nell'intento di mantenere un occhio vigile e attento sugli "slow-case" che ci circondano.



(Fotogramma)
(Ph. Corriere della Sera)

Racconta di una nuova professione che a nostro parere è molto slow, il Libraio a domicilio.

Slow perché?
Beh intanto per il mezzo di trasporto utilizzato: la bicicletta. Non è certo fast come un motorino, o un'automobile, ma permette senza dubbio di interfacciarsi in modo sostenibile con l'ambiente e di riscoprire il valore - anche umano - del trasporto lento. Un trasporto che permette di apprezzare gli angoli nascosti delle città, di non essere presi dalla frenesia del dover arrivare, di assaporare la libertà e l'aria "pura", di non inquinare e di potersi fermare in qualsiasi posto per scambiare due parole con i passanti, senza il dramma del dover trovare parcheggio. 


Slow anche nella missione della professione: ridar vita ad una figura - il libraio - che sta lentamente scomparendo per le mutate dinamiche del mercato dell'editoria. Riscoprire quindi il ruolo di quella persona informata e competente in materia che con un sorriso sa consigliare un buon libro. 


Slow perché con "Libri sotto casa" si fa un passo indietro, si prende coscienza e si dà valore alla dinamiche umane sottese a ciascuna professione; in questo caso all'incontro "reale" tra venditore e acquirente, tra appassionati di lettura, tra chi può incominciare a condividere una passione comune. La vendita dei libri è in realtà una vendita di emozioni tangibili.


Sarà un caso, ma anche un colosso come Amazon ha deciso di "rallentare" e di prendere coscienza di quanto sia importante in una realtà mediata dagli schermi virtuali poter ricreare situazioni di scambi (non solo di prodotti!) anche offline.